chiudi X

Ristorazione collettiva, nel lungo periodo c'è l'espansione

Testata: Il Sole 24 Ore
Data: 04/12/06
Autore:
Pagina: 28-28
Sezione: Informazione pubblicitaria

I ricercatori stimano che fra dieci anni gli italiani spenderanno la stessa cifra per mangiare in casa e fuori

Circa 1200 le imprese del settore, oltre 70.000 i dipendenti, più di 6 miliardi il fatturato complessivo. Un mercato che ha visto in anni recenti l'ingresso dei colossi stranieri ma che è ancora frammentato, in cui sono state introdotte nuove tecnologie e nel quale il controllo gestionale e qualitativo assumono un'importanza crescente

Circa 6,1 miliardi. E' questo il fatturato della ristorazione collettiva in Italia, un risultato che comprende l'attività di 1200 imprese con oltre 70.000 dipendenti. Nel 2004, infatti, il giro d'affari del mercato della ristorazione è stato di 56 miliardi di euro, così ripartito: 89% per la ristorazione commerciale (corrispondenti a 50.4 miliardi di pasti); 11 % per la ristorazione collettiva, (corrispondenti appunto a 6.1 miliardi di pasti). Complessivamente i pasti fuori casa per la pausa pranzo rappresentano il 34% dei pasti extradomestici.
SEMPRE DI PIU' GLI ITALIANI CHE PRANZANO FUORI CASA
II 40% degli italiani consuma il pasto fuori casa tra le 10 e le 20 volte al mese, il 50% mangia fuori con una frequenza inferiore a 10 volte al mese, mentre il restante 10% utilizza la ristorazione per più di 20 volte al mese. La conferma di questa propensione degli italiani viene anche da un'indagine svolta dal centro studi di Fipe-Confcommercio, la quale fa rilevare che ogni giorno sono oltre 11 milioni gli italiani che pranzano fuori casa, di cui 4,4 milioni in mensa e 3,3 milioni al ristorante; altri 3,3 milioni pranzano sul posto di lavoro. Un mercato che, nonostante le battute d'arresto più recenti - dovute alle diminuite capacità di spesa del consumatore con conseguente polverizzazione dell'offerta - mostra una tendenza di espansione sul lungo periodo (i ricercatori stimano che da qui a dieci anni gli italiani spenderanno la stessa cifra sia per mangiare in casa che fuori casa).
I GRUPPI STRANIERI
In generale, negli ultimi cinque anni, solo le imprese che hanno creato efficienza nei processi gestionali sono riuscite a chiudere bilanci in attivo e a continuare ad offrire un prodotto di qualità, consolidando una certa immagine sul mercato. Ma ci sono anche altre peculiarità che riguardano il settore. Ad esempio l'ingresso di operatori internazionali, decisi con grandi investimenti ad aggredire il mercato italiano (la maggior parte delle imprese a capitale italiano sono state acquisite da gruppi stranieri).
La ristorazione aziendale ha risentito più di altri della congiuntura particolarmente sfavorevole. Il settore sanitario e scolastico invece hanno realizzato risultati di crescita significativi ed anche a medio-lungo termine si prospettano sviluppi importanti. In particolare la necessità da parte della Pubblica amministrazione di contenere i costi di struttura intensificherà la tendenza ad affidare all'esterno i servizi di ristorazione sia delle scuole che nella sanità, creando nuove opportunità alle aziende del settore. Buone le prospettive anche per la ristorazione in concessione (un mercato fortemente frammentato e caratterizzato dalla presenza di operatori nazionali di piccole o medie dimensioni), soprattutto per quanto concerne il segmento autostradale. TECNOLOGIA, POLITICHE DI MARCHIO, DIVERSIFICAZIONE
Le altre tendenze in atto sono: l'introduzione di nuove tecnologie di produzione e distribuzione dei pasti (cook and chili, sottovuoto, Atmosfera Protettiva); la crescente importanza delle politiche di marchio e quindi maggiore valorizzazione dell'immagine delle imprese; la tendenza delle imprese di ristorazione alla diversificazione nei settori pulizia e manutenzione impianti per offrire un servizio global service.
La stragrande maggioranza delle imprese impegnate nella ristorazione collettiva è a carattere famigliare, con un mercato di riferimento locale e mono cliente. All'opposto si può sostenere che le imprese organizzate presenti sul mercato non siano, più di 70, nelle quali vi sono quelle dell'universo della cooperazione.
Per imprese organizzate si intendono aziende che operano su un mercato non solo locale e mono cliente, bensì multi cliente e con una gamma di servizi offerti che varia dalla ristorazione e passa per il global service, ovvero pulizie industriali, portierato, giardinaggio, lavanderia ecc. In questo caso però dalla settantina di cui sopra si passa a non più di 15 imprese, che tuttavia non rappresentano più del 45% del mercato. Si tratta insomma della di GRO ovvero grande ristorazione organizzata, ove anche i tradizionali confini tra ristorazione collettiva e commerciale tendono a scomparire, tenuto conto che la maggior parte delle imprese in questo caso si confrontano anche con il mercato della ristorazione commerciale.
Come tutti i settori labour intensive anche nella ristorazione collettiva il ruolo del personale rappresenta senza dubbio una delle chiavi di volta del successo delle imprese. Oltre naturalmente all'attenzione rivolta alla propria clientela, le imprese hanno capito l'importanza di poter contare su una forza lavoro, formata e motivata capace di affrontare con la giusta professionalità il mercato. Si aggiunga inoltre la considerazione che, essendo il core business del settore la preparazione e somministrazione dei pasti, il tecnologo alimentare è già ora, e nel futuro lo sarà sempre più, una figura di elevata importanza, dato confermato da diverse indagini. Il 75% delle imprese con più di 500 dipendenti, infatti, ha inserito o pensa di inserire nel proprio organico figure legate al controllo gestionale e qualitativo.
Insomma, un mercato in evoluzione, come si vede, ricco di risvolti interessanti sotto il profilo economico e tecnico.
I BUONI PASTO
Vale la pena anche soffermarsi per un momento sul segmento dei buoni pasto, recentemente interessato dalla normativa varata nel 2005, che delinea natura e funzioni di questo strumento.
II buono pasto è un servizio sostitutivo di mensa mediante ticket, rivolto a tutte quelle aziende e a tutti quei dipendenti che per diversi motivi non vogliono o non possono istituire o usufruire di un servizio tradizionale di mensa. Ha un valore predeterminato e consente di pagare il pranzo consumato negli esercizi convenzionati. E' un mercato relativamente giovane (25-30 anni), che interessa ogni giorno il 40% delle persone che pranzano fuori casa. Il fatturato complessivo del comparto è di circa 2,5 miliardi di euro, le aziende del settore sono circa 25, i ristoratori convenzionati circa 100.000.